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Damanhur

l’ottava meraviglia del mondo

Vicino Torino si trova un centro di ricerca spirituale la cui filosofia si basa sull’azione, sull’ottimismo e sull’idea che ogni essere umano vive per lasciare qualcosa di sé agli altri e contribuire alla crescita e all’evoluzione dell’umanità.

di Davide Marrè

E’ una delle più importanti comunità New Age del mondo e si trova a Baldissero Canavese, in provincia di Torino. A Damanhur si ritrovano ricercatori spirituali, artisti, ecologisti, individui con i più vari interessi che hanno portato questa struttura ad essere un polo di grande interesse. Di Damanhur si parla molto all’estero e poco in Italia. La comunità damanhuriana nel nostro paese è stata spesso guardata con sospetto, qualcuno l’ha bollata come “setta”, a causa della sua filosofia di vita e agli insegnamenti del suo fondatore Oberto Airaudi, per i damanhuriani, Falco. Nonostante le critiche, alcune anche molto pesanti, Damanhur oggi è ancora lì con il suo popolo e le sue opere maestose, ma anche con i suoi insegnamenti, il suo vissuto e la sua storia.

Visita all’area esterna

Visitare i Templi che sono stati eretti a Damanhur è un modo per entrare in sintonia con forze cosmiche. Organizzare una visita quindi è il modo migliore per approcciarsi a questa comunità e iniziare a capirla. Si comincia a capire la filosofia già nella parte più esterna di Damanhur: ci sono agriturismi che accolgono il visitatore e che gli presentano ottimi prodotti locali coltivati con agricoltura biologica; ed è possibile anche portarsi a casa un pezzetto dei gusti di Damanhur. La visita vera parte dal Tempio aperto. In questo ampio colonnato ognuno ha la possibilità di celebrare la propria fede. Il Tempio non è dedicato a nessuna forza, ma al senso del divino che fa naturalmente parte dell’essere umano. Una condizione che istintivamente ci proietta sui perché della vita e dell’esistenza. Il Tempio aperto è stato costruito utilizzando materiali del luogo, in particolare l’argilla rossa. Gli artisti damanhuriani hanno poi imparato le tradizioni dei ceramisti locali di Castellamonte, dando origine a un vero e proprio connubio artistico che decora il Tempio costruito alla metà degli anni ottanta. Dopo questo passaggio ci si avvicina al Boschetto della Coscienza, che si può visitare solo dall’esterno. La comunità ha deciso di lasciarlo incontaminato, ai suoi abitanti naturali. Ci va solo se chi desidera entrare in contatto con le forze più potenti della natura. Un gesto di rispetto per l’ambiente e per le modifiche che sono state fatte al territorio circostante. La visita prosegue tra le meraviglie del giardino tra cui un cerchio di pietre che ricorda una piccola Stonehenge e ci sembra un omaggio alle forze e ai poteri che i nostri antenati onoravano.

Le spirali e la selfica

Durante la visita ricorrono continuamente le spirali che sono uno dei simboli universali dell’umanità. Per i damanhuriani realizzare una spirale significa realizzare uno spazio, una porzione di territorio, nel quale una persona entra focalizzata: solo con l’intenzione di percorrerla. La spirale è un labirinto in cui non ci si può perdere. L’energia entra ed esce e ciascuno può portare con sé i propri corpi sottili indirizzando il pensiero unicamente a ciò che sta facendo, il cammino della spirale. Quando si fa questo assieme ad altre venti o trenta persone che ogni giorno percorrono la spirale, quest’azione diventa una sorta di preghiera collettiva in movimento che può indirizzare le energie sottili in un certo modo. Contribuire al nostro benessere per esempio o al benessere dell’ambiente circostante. L’uso delle spirali, di qualsiasi dimensione, a Damanhur è diventato un’arte spirituale fatta per convogliare queste energie. Quest’arte viene chiamata selfica e ogni spirale che viene creata, dalla più piccola da portare addosso alle più grandi, è in grado attraverso l’uso di metalli e di colori particolari di ospitare energie intelligenti.

Le linee sincroniche

Le energie che animano le spirali si muovono secondo correnti particolari, come veri e propri fiumi cosmici. Esse trasportano idee e pensieri e attraverso di esse, secondo la visione damanhuriana, è possibile collegarsi con qualsiasi punto del nostro pianeta, si tratta di una specie di sistema nervoso. Questi fiumi di energia che percorrono la Terra la mettono anche in contatto con forze provenienti da altri pianeti dove è presente la vita, una rete cosmica che ci connette all’universo. Anche nella filosofia orientale è presente un concetto del genere, quello della Schiena del Drago. Le linee di energia non si trovano solo sotto il suolo, ma a volte si alzano per metri dal suolo. I punti energeticamente più importanti sono le intersezioni tra queste linee, i nodi, dove si possono osservare particolari fenomeni e dove alcuni dei popoli dell’antichità hanno costruito i loro templi per sfruttare queste forze che aumentavano la telepatia, la sensibilità, variavano le condizioni climatiche.

Dentro i templi interiori

È proprio basandosi sulle linee sincroniche che sono stati costruiti i templi nella montagna. Dopo il Tempio aperto si passa al cammino dei Templi sotterranei, i Templi dell’Umanità, che sono anche la principale struttura selfica di Damanhur, un’immensa spirale di energia intelligente. I Templi dell’umanità stanno inoltre su un nodo delle linee sincroniche, sono quindi una macchina viva che interagisce con chi lo utilizza e con l’ambiente intorno a se. Infine queste strutture hanno una corrispondenza non solo energetica, ma sono lo specchio di un percorso interiore che è stato al contempo quello dell’evoluzione di questa comunità che ha scavato nella montagna gli spazi di questi templi. La bellezza di queste opere lascia senza fiato. La sala della Terra che accoglie il visitatore sta a trenta metri di profondità ed è fatta di due stanze circolari che creano il simbolo dell’infinito. È un’opera di vera architettura spirituale. Una stanza rappresenta la vita, la meraviglia dell’esistente, dove spente le luci le stelle si riflettono su un tondo di marmo nero a indicare il monito ermetico che ciò che è in alto è come ciò che è in basso. L’altra sala raffigura invece il ciclo dell’esistenza umana, e ricorda a tutti noi il dovere che abbiamo di preservare la vita come è celebrata nella sala precedente. Nella sala dei metalli sopra alla sala della Terra, viene mostrata la lotta dell’umanità contro i suoi difetti, ma anche le età che deve attraversare l’uomo. Immagini, simboli e le strutture impongono alla mente una meditazione sulla propria esistenza. Si passa attraverso sale più segrete e occulte come la sala delle sfere e quella dell’acqua, fino ad arrivare al Labirinto. Percorrere il Labirinto è come camminare attraverso tutta la storia umana, attraverso gli eventi che hanno scandito il passo dell’umanità, ma anche attraverso la rappresentazione delle forze divine. Lo scopo di questo spazio è racchiudere tutte le divinità che hanno rappresentato la forma che ha assunto l’energia divina in tutti i tempi e luoghi sulla Terra. Il labirinto è inoltre una narrazione per immagini che va dalla mitica Atlantide fino ai giorni nostri. Civiltà, invenzioni, invasioni, rivoluzioni e guerre: moltissimi eventi cruciali della storia. Questa sala fa da specchio ideale al Tempio aperto dove era celebrato il senso del divino di ogni individuo. Qui si celebrano invece i diversi volti degli dei che l’umanità ha immaginato nel corso della sua evoluzione grazie al senso del divino individuale. Qui le forme della conoscenza costruiscono il dedalo attraverso cui si inoltra l’anima dell’uomo. Infine si giunge alla sala degli specchi, che con le sue meravigliose risonanze ci porta a guardare a noi stessi per ciò che siamo. È l’ultima sala che conclude il viaggio e che riporta a focalizzarsi su se stessi, ma adesso con una consapevolezza diversa rispetto al proprio ruolo nel cosmo. Ci si guarda da ogni angolazione, una prospettiva a 360° che ci rende consapevoli del nostro ruolo nel cosmo. Non possiamo non sentire come la macchina vivente del Tempio abbia agito su di noi.

Intervista a Stambecco Pesco

Stambecco Pesco, autore tra i vari del libro La mia Damanhur. È uno degli abitanti di Damanhur che contribuisce a rendere viva questa comunità, nel corso degli anni si è occupato di tutto, dalla costruzione dei Templi, alla ricerca filosofica, alla cura di boschi.

Quando è iniziato tutto questo?

I primi damanhuriani si sono trasferiti qui nel 1969, in quella che è chiamata casa madre e che contava allora 11 alloggi. C’era già un principio comunitario molto marcato. Io sono qui dall’81 e dormivo su un divano. Ci siamo fatti da noi tantissime cose. Facevamo la raccolta differenziata già allora per recuperare moltissime cose. Abbiamo fatto tante sperimentazioni che ci hanno permesso di essere all’avanguardia e di avere oggi persino delle aziende di progettazioni di impianti e pannelli solari.

Qual è il fondamento della vostra comunità?

Per noi è fondamentale il lavoro di gruppo e questo lo si può fare seguendo ciò che fa la vita, ciò che fa la natura: nel nostro universo la vita è estremamente difforme, ci sono tante diversità che si integrano, si trasformano, si modificano, quindi la nostra idea di ricerca spirituale e di comunità è qualcosa che riesce ad applicarsi al maggior numero di ambiti possibili.

Come si traduce nella pratica?

Damanhur è presente non solo nella ricerca spirituale, ma abbiamo scuole, un movimento, strutture dove si fa agricoltura biologica, ma anche arte, artigianato, aziende. La vita non è solo un fenomeno selettivo, ma è anche un’espansione di cose. Cerchiamo di dedicarci al maggior numero di ambiti possibili. In modo da essere autosufficienti.

Totalmente autosufficienti?

Autosufficenza significa poter affrontare in qualunque momento qualsiasi situazione, ma non significa isolamento. La comunità è un luogo del dialogo dentro e, a maggior ragione, è quindi anche un luogo del dialogo fuori. Saper fare noi tutto non per chiuderci, ma per non pesare su ciò che c’è intorno. Ovviamente l’autosufficeinza completa non è mai realizzabile. Ma le nostre case, i templi, ciò che mangiamo, tendiamo sempre più a fare da noi, per imparare il maggior numero di cose.

Che cos’è più importante nella vostra concezione filosofica?

Nella concezione di Damanhur sono importanti le domande, poi ogni popolo, ogni gruppo dà una risposta diversa, da cui derivano differenti religioni e differenti filosofie. È la domanda che muove il percorso e a cui è dedicata per esempio l’opera del Tempio aperto.

In quanti vivono nella comunità?

La popolazione aumenta ogni anno, lentamente, è stata una scelta fin dall’inizio. Siamo sotto i mille abitanti. La nostra parola d’ordine è quella che non bisogna fare proselitismo. Crescere ci interessa però si cresce attraverso persone che vengono, si conoscono e desiderano impegnarsi in Damanhur. Non si diventa fedeli di Damanhur, si diventa artefici di Damanhur.

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