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ASTRI MIGRANTI

I TG mostrano ogni giorno barconi colmi di disperati, mentre i Balcani sono terra di faticoso passaggio per il nord. Un flusso ininterrotto di migranti marcia verso una vita migliore. Nettuno, Saturno e Plutone insidiano i confini: ci riusciranno?

di Massimo Michelini

Le migrazioni di massa fanno parte della storia dell’umanità e periodicamente si verificano spostamenti di intere popolazioni, che portano con sé un carico di sofferenza e fatica. Dall’esodo narrato nella Bibbia in poi un numero enorme di persone se ne è andato dalla terra d’origine soprattutto per due ragioni: fuggire dalla guerra o cercare per sé e i propri cari un futuro migliore. Se ci si allontana da un conflitto sanguinoso di solito il bagaglio é il minimo indispensabile. Bombardamenti o eserciti hanno distrutto tutto quanto si possedeva, o si è scappati in fretta e furia prima che arrivassero invasori sanguinari. Viaggi della paura, che si sommano a quelli della disperazione o della speranza. Vediamo però la storia recente di queste migrazioni, soprattutto quelle che hanno riguardato noi italiani. Partendo dagli sbarchi a Lampedusa, in Sicilia e nel sud Italia. Prima dei quotidiani arrivi su barconi colabrodo in partenza dalla Libia, il più noto sbarco di massa avvenne in Puglia nel 1991, con una nave carica di 20.000 persone fuggite dall’Albania al crollo del regime comunista. L’impressione fu enorme, e ad essa seguirono altri arrivi, creando spesso la psicosi dell’albanese. A volte veri delinquenti, sovente solo povera gente in cerca di lavoro redditizio.

Dai primi anni Novanta l’Italia, un tempo terra di migranti, è diventata luogo di intensa migrazione. A poco a poco ci siamo abituati a convivere con etnie per noi sconosciute o note solo attraverso film e giornali. All’inizio di questo fenomeno dai numeri sempre crescenti i migranti andavano ad occupare posti di lavoro che gli italiani rifiutavano: badanti, manovali, braccianti agricoli, operai in fonderia.

Una piccola parte ingrossava le fila della delinquenza, ma ricordiamo che storicamente la malavita italiana ha un ruolo di dominio mondiale, tra mafia, ‘ndrangeta, camorra e sacra corona unita. La società è comunque cambiata e pure i refrattari alle novità hanno dovuto prendere atto della crescente presenza di stranieri nel nostro territorio, in regola col permesso di soggiorno o no. Tanto che nelle scuole di ogni ordine e grado il numero di ragazzi nati all’estero o qui in Italia ma da genitori stranieri non naturalizzati è sempre crescente. La maggior parte degli stranieri non è arrivata però nella maniera spettacolare e tragica che tanto colpisce il cuore e la pancia di molti di noi. È entrata più spesso con un visto turistico, magari per raggiungere parenti o amici già arrivati in precedenza.

Una migrazione silenziosa ma dai numeri enormi. In Italia infatti nel 2014 erano presenti quasi sei milioni di immigrati su un totale di circa sessanta milioni complessivi di abitanti. Quindi circa il dieci per cento, una presenza consistente e indispensabile per il funzionamento della società. Arrivata però in pochissimo tempo, vent’anni o poco più, un periodo non sufficiente per far assimilare alla società stessa un cambiamento così radicale. Accaduto per di più in un periodo storico in cui nel mondo sono accaduti fatti capaci di turbare gli equilibri globali, come gli attentati alle Torri Gemelle in USA, la guerra nell’ex Yugoslavia, la trasformazione delle società russe e cinesi.

Per quanto ci si lamenti dei problemi italiani, non dimentichiamo che ancora siamo uno dei paesi più ricchi del mondo, facciamo parte di quell’Occidente in teoria civile e benestante.

Un paese di Bengodi per chi è nato in luoghi poveri, immobilistici, senza futuro. Oppure devastati da corruzione e violenza inestirpabili, almeno in tempi brevi. Chi se ne va da queste terre cerca comunque e sempre una soluzione a una situazione di disagio. Oppure, se viveva in condizioni accettabili, pensa a migliorare il suo futuro e quello di chi ama.

VERSO OCCIDENTE,  IN CERCA DI UN FUTURO

L’arrivo dei migranti è stato per anni crescente ma non massiccio, se si esclude lo sbarco di albanesi del 1991. Negli ultimi anni il Mediterraneo si è però trasformato in un’autostrada d’acqua per trasportare poveri cristi su gommoni e altre imbarcazioni fatiscenti.

Lampedusa in particolare è l’involontario porto di sbarco per i migranti sulle carrette del mare. La piccola isola siciliana è infatti la più vicina all’Africa, trovandosi a poco più di cento chilometri dalla Tunisia. La Sicilia, di cui fa parte amministrativamente, dista duecento chilometri, giusto per avere un’idea. Sull’isola sono sbarcati quasi tutti i migranti dall’Africa: 400.000 in vent’anni, mentre all’incirca 15.000 hanno perso la vita durante il viaggio. Nonostante avessero pagato quasi sempre migliaia di euro a scafisti negrieri e assassini, spesso protagonisti di gesti inumani nei loro confronti. Come mai tanti hanno tentato questa strada così pericolosa? Per entrare in Italia da un paese non europeo ci vuole un visto. Il più comune, quello turistico, prevede che tu abbia anche un biglietto di ritorno, oltre a quello di andata. Un migrante non vuole visitare la torre di Pisa o il Colosseo, cerca altro. Così è disposto a pagare molto più di un biglietto d’aereo il passaggio su uno scafo malandato, a volte il doppio o il triplo, arrivando a diverse migliaia di euro. Spesso questi disperati arrivano a piedi dopo un viaggio nel deserto del Sahara fino alla Libia, dove non c’è più un governo e ognuno fa quanto gli pare. Il traffico di migranti è poi diventato un business ricchissimo, forse più del traffico di droga, tanto che ogni singolo viaggio frutta agli scafisti più di un milione di euro, stipando corpi di poveracci a volte destinati a morire durante la traversata.

I migranti africani spesso arrivano da situazioni di conflitti o repressione, come è frequente in buona parte dei paesi africani, e ad alcuni di loro spetta lo status di rifugiati politici. La maggioranza però è gente povera in cerca di una vita migliore. Spesso non si fermano in Italia, ma proseguono per i paesi del nord Europa, dove magari vivono già loro parenti o amici che faciliteranno loro una sistemazione.

L’Europa si è sempre disinteressata del problema, lasciando sola l’Italia, incapace di fermare i profughi e non in grado di ospitarli tutti.

A questo flusso incessante di disperati negli ultimi mesi si è aggiunto quello ancora più consistente di profughi siriani, iraqeni e afghani che hanno invaso prima le spiagge turche e greche, poi i Balcani, arrivando infine nei paesi del nord. A differenza dei migranti africani quasi tutti loro stanno scappando da situazioni di guerra, molti fanno parte di  interi nuclei familiari e spesso hanno pure un’istruzione superiore, e in diversi casi sono laureati. Qualunque sia la loro estrazione sociale, resta una marea interminabile di persone in cerca di asilo, di nuova vita e nuova sicurezza. Se in un primo momento alcuni paesi come la Germania e i paesi del nord si sono dichiarati disposti ad accogliere i profughi, poi hanno capito l’entità del problema. L’ordinamento giuridico europeo imporrebbe agli stati di dare accoglienza ai rifugiati da paesi dove potrebbero venire perseguitarli.

I profughi siriani, in numero impressionante, forse quattro milioni, stanno cercando di salvarsi la vita dalle violenze dell’Isis o del governo, guidato dal presidente Bashar al-Assad.

In teoria quindi ci sarebbe l’obbligo di asilo, in pratica nessun paese vuole sobbarcarsi il carico di tante persone.

Così in Macedonia l’esercito si schiera alla frontiera, in Ungheria viene eretto un muro, forse si farà altrettanto anche in Austria cuore dell’Europa. L’Unione Europea eroga poi finanziamenti immensi a un personaggio discusso, il presidente turco Erdogan, perché accolga lui i rifugiati e se li tenga.

La commozione per le immagini dei bambini morti annegati sulla spiaggia nella breve traversata per arrivare in Grecia, passa in breve nel dimenticatoio. C’è un problema urgente, immenso, che bussa alle porte. L’Europa non è pronta ad affrontarlo in questa entità, e i disperati siriani sono accampati qua e là, in attesa di una soluzione.

ERIGERE MURI O APRIRE LE FRONTIERE?

Fenomeni di questa portata ed entità sono ricorrenti nella storia dell’umanità. Le cause sono sempre le stesse, fuggire dalla miseria e dal terrore per sopravvivere, o andare in cerca di un tenore di vita migliore. Fecero la stessa cosa tra fine Ottocento e inizi Novecento gli italiani che vivevano nelle zone più povere per cause economiche. O per colpa delle conseguenze della guerra e sia pure con numeri minori, accadde lo stesso con i profughi in fuga dall’Istria, che furono costretti a trasferirsi in Italia. Quando questi esodi raggiungono dimensioni importanti i pianeti lenti, quelli in grado di influenzare gli eventi epocali, devono stimolare i segni più predisposti al cambiamento. A volte toccando in negativo i segni portati alla stabilità, come ad esempio Toro e Cancro.

Nel 1991, quando iniziò la migrazione di massa verso l’Italia, da parte degli albanesi ma anche di molti nordafricani. Urano e Nettuno erano in Capricorno e si opponevano quindi al Cancro, indicatore di patria e famiglia, mentre Plutone dallo Scorpione era contro il Toro, simboleggiante le radici e il territorio natale. L’arrivo massiccio di stranieri non accade solo da noi. Negli USA ad esempio fu sempre più massiccio e inarrestabile l’arrivo di immigrati clandestini dal Messico e dal Sudamerica in generale, attraversando il deserto o nascosti su camion.

A fine anni Novanta Plutone passò poi in Sagittario, Urano e Nettuno in Aquario. Il modo di migrare si fece più avventuroso e ottimista, come vuole il Sagittario, mentre i pianeti in Aquario resero più semplice l’integrazione nei paesi d’arrivo, dettata anche da una maggiore apertura mentale di chi in quei paesi già abitava da sempre.

In quegli anni tutto sembrava possibile e infiniti cambiamenti sono avvenuti nelle società di quasi tutto il mondo, anche grazie alla contemporanea, massiccia diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione, telefoni cellulari e internet anzitutto. Come si è visto in tempi recenti anche per colpa del terrorismo e di fatti di cronaca pesanti, questi strumenti tecnologici hanno favorito gli spostamenti e le informazioni tra migranti. Per esempio chi entrava da clandestino camminando ai piedi sui monti seguiva la strada giusta grazie al rilevatore di posizione del telefonino, che gli consentiva di non perdersi. In quegli anni di rapidissima trasformazione la struttura della società e il modo di comunicare sono cambiati radicalmente, all’apparenza in meglio, anche se sotto la cenere covava il fantasma del terrorismo in Medio Oriente, mentre in Occidente manovre economiche al limite della legalità portarono alla grande crisi economica successiva. Dal 2008, in seguito a vari scandali finanziari, le cose iniziano a cambiare. Plutone è a fine Sagittario, e toglie la maschera alle tante illusioni di benessere globale e per tutti. L’anno successivo entra poi in Capricorno e le autorità mondiali in fatto di finanza iniziano a imporre l’austerità ai governi locali.  La crisi economica generalizzata è esplosa poi in maniera chiara negli ultimi anni, mentre Urano in Ariete quadrava Plutone in Capricorno.

Nel frattempo Nettuno, pianeta dell’avventura e dei migranti, entra in Pesci, e si fanno sempre più frequenti e rocamboleschi i viaggi per mare, con i pericoli che ne conseguono.

A fine 2015 poi, con Saturno in Sagittario che quadra Nettuno in Pesci, inizia l’esodo di massa dalla Siria, con il cammino lungo la rotta balcanica per cercare di andare a nord, nei paesi ricchi. Se dapprima i governi di queste nazioni europee si dichiarano disposti ad accogliere i rifugiati, quando si rendono conto dell’entità del fenomeno, sbarrano le frontiere.

Il problema è ora più vivo che mai, e nessuno sa ancora se ci sarà una soluzione, e quale possa essere.

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